Algarotti, Francesco, Schriftsteller-Philosoph, Kosmopolit und Aufklärer (1712-1764).

Eigenhändiger Brief mit Unterschrift (Paraphe). Bologna, 4. X. 1759, Gr.-Fol. (33 x 22 cm). 3 1/2 Seiten. Doppelblatt.

Nicht vorrätig

Beschreibung

An den Dichter und Pope-Übersetzer sowie Professor in Modena Agostino Paradisi (1736-1783). „[…] Aggrottando le ciglia come vecchio sartor fa nella cruna io ne poteva distinguer Reggio che con le sue torri e la sua cupola vedeasi ad ora ad ora spuntar fuori dell’orizzonte. La villa donde io signoreggiava tanto paese si chiama Pondabbino casa alle Ninfe e ai Silvani, e casa altre volte a Monsignor Beccadelli Arcivescovo di Ragusa, che fu tra‘ gentili spiriti del cinquecento […] Quivi ho appreso ch’ella si è messo colle mani e co‘ piedi dietro alla lingua inglese. Quai progressi non debba ella aver fatto, poiché in pochi mesi ella si è ridotto a tradur Pope. Questo è l’andare degli Dei, i quali, come dice Omero, dopo aver fatto tre o quattro passi hanno raggiunto i confini dell’Universo […] Un giudizio ch’ella reca di Pope è giustissimo; egli pecca di troppo sangue […] Non dà tempo al lettore, non gli dà sosta, ammonticchia pensieri su pensieri, immagini sopra immagini. Le sue poesie, massimamente le giovanili rassomigliano a quelle architetture in cui nudi i membretti sono intagliati senza che tramezzo ve ne sia […] Conviene però alle sue opere giovanili far una eccezione in grazia del Riccio rapito. Di tali difetti è monda quella leggiadrissima opera. Lo spirito la vivifica, non la opprime […] le deità che ha mescolate in quel poemetto, the machinery, sono talmente adatte al soggetto che la fantasia del poeta trasporta il lettore in un mondo, dove tutte le proporzioni sono geometricamente serbate […] Pare che la lingua medesima inglese vi sia più piena, più dolce più armoniosa, prende qualità e calore dal soggetto […] Nella età sua avanzata si venne purgando il Pope da‘ difetti della gioventù […] Non per avventura gli fu di giovamento Orazio di cui egli ha fatto quelle così belle imitazioni che basterebbero esse sole a qualificarlo per il più gran verseggiatore, se non per il più gran poeta che sia nato in Inghilterra. […] Più volte ho pranzato con lui in casa Mylord Burlinghton; più volte sono stato a vederlo nella amena sua villetta di Twickenham posta sul Tamigi […] In capo alla sua libreria aveva il busto di Omero, il quale morto di fame esso, facea viver Pope, il traduttore suo, assai grassamente. Nel giardino della casa ci aveva fatto un picciol monticello ch’ei chiamava il Parnaso, l’opera che diceva Voltaire, che Pope aveva voluto anche nel suo giardino metter la sua gobba […]“ – Wegen seiner ästhetischen Urteile hochinteressanter Brief über Alexander Pope, den Algarotti in London perönlich kennengelernt hatte, und die italienische Übersetzung seiner Werke. Francesco Algarotti wurde vor allem durch seine populäre Darstellung der Newtonschen Optik berühmt („Newtonianismo per le dame“; 1736). Er war Mitglied der Royal Society und der berühmten Tafelrunde Friedrichs des Großen (vgl. das Gemälde von Menzel). Seinen Lebensabend verbrachte er in Pisa, wo ihm Friedrich auf dem Campo Santo ein Denkmal setzte. – Mit Eintragungen des Empfängers am Briefkopf.